
Edoardo Corvaia, l’azzurro che nella sua città, sotto gli occhi di quindicimila spettatori ha segnato il goal della vittoria. Coincidenza, caso, destino… Edo è “figlio d’arte”, ragazzino sognatore che ha portato papà Tino, mamma Rosanna e Zio Libero a coronare insieme il suo più grande desiderio. E i sogni, credendoci insieme, sono più facili da realizzare.
Catapultato sulla massima ribalta, nella grande arena che mette i brividi: “Mi sono ritrovato in doppia veste” – sorride Edoardo – “organizzare e pianificare il tutto per poi essere uno dei protagonisti dello stesso… non vi nego la difficoltà nel dividere la parte organizzativa da quella dell’atleta! Questo mondiale è stato davvero speciale e non smetterò mai di ringraziare la mia “famiglia” per averci regalato questo sogno.” – continua – “Le aspettative erano ovviamente alte dopo il lavoro che stavamo svolgendo a livello di nazionale e con i rispettivi club, dopo i risultati ottenuti nei tornei premondiali la nostra consapevolezza era salita nonostante sapessimo che non sarebbe stato per niente facile… perché un mondiale in casa può darti una forza incredibile ma è anche facile cadere sotto l’applauso di migliaia di persone che si aspettano molto da te! Fortunatamente abbiamo incanalato tutta l’energia delle persone che erano lì a sostenerci nel migliore dei modi superando di gran lunga ogni aspettativa.”
Minuto 2.46 del secondo overtime, Edoardo Corvaia non perdona. Prende palla, si accentra, incrocia lo sguardo verso la porta e segna il goal che vale il titolo mondiale. “Segnare il golden goal, ovvero il goal più importante nel momento più importante nella partita più importante, è un emozione indelebile che resterà per sempre nei miei ricordi! Ancora oggi non riesco a spiegare a parole quello che ho provato nonostante riesca ancora a percepire quella sensazione. Non avevo realizzato in quel momento cosa eravamo riusciti a fare ed oggi posso dire che è stato fantastico! Ci siamo mossi da vera squadra credendoci fino alla fine non mollando neanche su un pallone e alla fine siamo riusciti a vincere il titolo mondiale, che poi tutta questa fantastica storia sia accaduta nel luogo dove ho cominciato a pagaiare e dove ogni giorno mi alleno condividendo sudore, passione e obiettivi con il miei compagni è una cosa meravigliosa. “ Sentendo le parole di Edoardo sembra proprio che la canoa polo sia uno sport che va giocato con quello spirito di squadra che da “molti” porta ad essere “uno”… è così che Edoardo in quell’attimo si è riscoperto forte, diverso, autentico, coraggioso.
Ha accettato le sfide, decidendo che il 2016 doveva essere il suo anno “speciale”, con il coronamento anche dell’altro sogno, quello d’amore: “Quest’anno è stato un anno “impegnativo”, il matrimonio con Valeria (anche lei protagonista tra le preziose volontarie del mondiale) mi ha dato ulteriore carica per raggiungere l’obiettivo. E’ anche grazie al suo supporto che riesco ogni giorno a conciliare tutto, perché come ognuno di noi sa non è semplice conciliare la canoa alle nostre attività lavorative, ma riusciamo a farlo grazie alla passione e l’impegno che ci mettiamo giorno dopo giorno.” Perché la passione deve essere condivisa ed il primo passo verso il successo è amare quello che si fa, giorno dopo giorno, pagaiata dopo pagaiata.
Quando gli chiediamo quale eredità lascia questo mondiale, ci risponde che “ha portato tanta curiosità per la canoa polo e a Siracusa, come penso in tutta Italia, tantissimi bambini hanno cominciato a praticarlo e tantissimi a seguirlo come appassionati.” Cosa c’è nel futuro di Edoardo? “L’intenzione di migliorare ancora – racconta – perché si sa che ripetersi è sempre più difficile. I World Games che andremo a giocare nel 2017 sono un primo grande obiettivo, una competizione che non ho mai giocato e a cui mi piacerebbe partecipare… ma soprattutto farlo nel migliore dei modi e da Campioni del Mondo in carica.”